Kikuo Takano
“Come gli alberi che chiedono / sulla cima la luce / e la negano alla radice / perché vivo anch’io / cercando Dio con le parole / respingendolo nell’anima?”
É il grido di Kikuo Takano, sommo poeta del ‘900 giapponese, che si dibatte tra l’aspirazione alla trascendenza e il risucchio dell’immanenza. Figlio della dottrina zen per cui niente è durevole e sostanziale ma tutto è essenzialmente vuoto, affascinato dall’esistenzialismo occidentale che, pur facendogli balenare un’alterità superiore, ne sottolinea l’incomprensibilità senza la preventiva comprensione del reale, Takano sviluppa una poetica che, d’incanto, riesce a farci apparire quasi familiare una realtà lontana come la sua, esprime una sensibilità estetica che pur avendo ben altre origini rispetto alla nostra, riesce comunque a far vibrare le corde del nostro sentire quotidiano.
Kikuo Takano nasce nel 1927 a Niibo, nell’isola di Sado. Laureato in ingegneria civile nel 1948, insegna nelle scuole fino al 1988, ma intanto conduce un’intensa attività poetica che gli consente di pubblicare molti libri di poesie, di recente anche in Italia, e lo candidano al premio Nobel. Autore anche di composizioni corali e liederistiche in collaborazione con i più importanti musicisti giapponesi, Takano, proposto da Renato Minore nuovo curatore della Sezione Letteratura, è stato protagonista a Castelbasso, il giorno 30 luglio, di un reading poetico, nel corso del quale sono stati letti e cantati i suoi versi che daranno così la possibilità di scoprire un poeta il quale mentre dipinge con brevi tratti il mondo, sempre allude a ciò che lo trascende.
Di Takano l’Associazione Amici per Castelbasso ha dato alle stampe nel 2005 una raccolta di poesie intitolata “L’Infiammata Assenza” con testo giapponese a fronte, edita da Edizioni del Leone, Spinea (VE).




