Alfa&Omega

Istallazione permanente di Giuseppe Stampone
Chiesa SS Pietro e Andrea

ANICONICA.
Conversazione tra Laura Cherubini e Giuseppe Stampone

Per l’antica chiesa dei Santi Pietro e Andrea a Castelbasso Giuseppe Stampone ha realizzato una serie di 6 vetrate dedicate ai 6 giorni della creazione. Si tratta di vetri fatti a mano, monocromi blu con scritte, dove le superfici sono lucide e le parole opache. Le parole sono: SPIRITUS, VERBUM (declinate al nominativo in quanto soggetti della Creazione), LUCEM, MUNDUM, TEMPUS, HOMINEM (declinate come complementi oggetto in quanto oggetto della creazione).

L.C.- Queste vetrate monocrome sembrano simulare superfici fatte a penna biro blu, quella che tu hai eletto a tuo strumento privilegiato di lavoro.

G.S.- Sì, sono i miei blu, quelli delle mie penne biro. Sono monocromi con la parola: ho pensato che la luce che sarebbe andata a sbattere su queste scritte avrebbe manifestato la parola di Dio. Al buio non le percepisci, si manifestano solo con la luce, è il ciclo della giornata che permette l’apparizione della scritta.

L.C.- Giuseppe, tu di solito lavori sulla comunicazione e sul suo principale strumento, l’immagine, che, soprattutto nell’era di Internet, ci assedia ovunque. Nelle chiese di solito la narrazione religiosa avviene attraverso una grande fioritura di immagini emergenti da affreschi, mosaici e anche vetrate. Qui invece sembri aver rovesciato del tutto il problema dell’iconografia.

G.S.- Mi interessava l’antitesi dell’iconografia, non ho pensato a Masaccio, ma a Beato Angelico.

L.C.- Probabilmente al Beato Angelico quasi astratto a cui ha guardato anche Carla Accardi nel suo giovanile soggiorno fiorentino…

G.S.- Quello del Cristo deriso del Convento di San Marco, quello minimalista. Anche nel mio lavoro più recente ho disegnato le 3 montagne della mia vita, Gran Sasso, Majella e Monte Bianco (dove sono nato in Francia), legate a mio padre, a mia madre e a me. Ne ho fatto dei quadri che ho ribaltato e che non puoi vedere perché li ho legati al muro. Davanti ho riprodotto la Resurrezione di Piero della Francesca perché la prospettiva è un fatto politico. La prospettiva blocca l’elemento naturalistico e gli esseri umani.

L.C. Quindi stai spostando l’attenzione dagli aspetti simbolici, contenutistici e narrativi delle immagini alle strutture portanti dell’immagine stessa (la luce, la prospettiva…). Il titolo del ciclo è Alfa & Omega.

G.S.- Volevo far uscire le vetrate dall’autoreferenzialità legata alla tradizione delle vetrate stesse. La narrazione è inutile. Il Gotico internazionale racconta in modo didascalico e sequenziale l’episodio. Invece in Alfa & Omega c’è già tutto. Inutile rappresentare.

L.C.- C’è già tutto, dall’inizio alla fine, la rappresentazione vi è già riassunta. C’è una visione non analitica, ma sintetica. Questo fatto potrebbe sorprendere, perché tu hai sempre lavorato su Internet che è anche e soprattutto uno sterminato repertorio di immagini.

G.S.- Ho voluto annullare questo aspetto. Sto tornando all’essenza. Nelle vetrate questo si legge pienamente.

L.C.- Stai annullando il discorso iconografico.

G.S.- Il contesto ha fatto la differenza. Le vetrate nascono dal Medioevo con la lavorazione detta cloisonnée e con complesse narrazioni come le Storie della Vera Croce… Oggi invece c’è una mancanza di contenuto dell’immagine. Vedo nei file di immagini di Internet una realtà vuota e cerco di restituirgli un contenuto, un senso, attraverso il mio riprodurli a mano. Con le vetrate penso di essere arrivato al momento più minimale del mio lavoro: nell’opera c’è già l’inizio e la fine, non c’è bisogno di spiegazione.

L.C.- Accantoni quindi completamente l’iconografia. L’unico precedente, pur nella grande diversità, che mi viene in mente è la vetrata che divide l’interno della Chiesa del Santo Volto di Piero Sartogo a Roma dalla sacrestia: una vetrata trasparente con segni bianchi. Carla mi disse di aver pensato a un suono, sottile, ma persistente.

G.S.- Sono il primo a essere curioso di vedere finalmente il risultato. Sono vetri artigianali che vengono dagli USA. Si tratta di una colorazione blu degli anni ’70. Dopo queste ultime lastre non si troverà più. Sono sempre stato affascinato dalla spiritualità. Considero il Piero della Francesca della Flagellazione e della Madonna del parto e il Beato Angelico del Cristo deriso (sarebbe interessante un confronto con Magritte e i surrealisti!) come artisti concettuali. Volevo fortemente andare fuori da una narrazione non solo iconografica, ma anche storica. Trascorso molto tempo si vedrà che iconograficamente c’è stata una presa di posizione forte.

L.C.- La vetrate fragili e leggere, incastonate nelle spesse mura delle cattedrali gotiche, ne accentuavano i contrasti dimensionali contrapponendo la frastagliata decorazione all’allusione all’infinito. Attraverso la tecnica del cloisonné (campiture di pasta vitrea di diversi colori scandite da filamenti metallici) coniugavano il disegno e il colore e soprattutto costituivano il confine tra l’interno spirituale e il mondo esterno, una sorta di membrana permeabile tra l’anima e la realtà naturale attraversata dalla luce.

Ora vediamo un’opera sulla creazione realizzata attraverso la luce stessa, la materia che permette il fenomeno stesso del vedere, la più immateriale e spirituale delle sostanze.

Laura Cherubini