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Istallazione permanente di Giuseppe Stampone
Chiesa SS Pietro e Andrea

L’arte cultuale reca in sé impressa la connotazione di incompiutezza, caratteristica intrinseca resa necessaria dalla sua finalizzazione allo spazio e all’azione rituali, che la colloca all’interno di un sistema di segni e dispositivi destinati ad attivare e mediare la pratica religiosa. Ciò significa che un’opera d’arte sacra, ben oltre la perfezione del manufatto e le qualità formali, è da ritenersi compiuta, concretamente, solo nel complesso delle molteplici fruizioni per le quali è stata prodotta. È dunque il culto, cerimoniale o privato che sia, a costituire la dimensione non oggettivabile e imprescindibile che determina il compimento dell’opera.
Sebbene non sia corrisposta propriamente a quella di un arredo liturgico, di un’opera, cioè, destinata a sacralizzare uno spazio e ad occuparne il fulcro, la creazione delle vetrate per la Chiesa parrocchiale di Castelbasso firmata da Giuseppe Stampone, s’inscrive in questo genere di operazioni. L’intervento sulle finestre di una chiesa è parte dell’edificazione del recinto, il primo e più esterno, che separa l’area sacra dal contesto urbano circostante, in vista dell’allestimento di un ambiente capace di accogliere e significare l’esperienza religiosa nella sua dimensione comunitaria. Le vetrate hanno assunto così due funzioni: segnare le pareti dell’aula e modellare la luce al suo interno.
La liturgia cristiana, è noto, oscilla continuamente tra l’evocazione dell’evento fondante la vita della comunità -cioè l’inizio dell’esistenza umana del Verbo Figlio di Dio e la sua Pasqua storica, a loro volta ricapitolazione e compimento di tutta la prima Storia sacra- e la situazione che la comunità stessa vive nel tempo presente. Le vetrate blu evocano l’antecedente simbolico degli eventi celebrati, l’atto primo della salvezza: gli inizi del cosmo e dell’umanità. Elaborate sulla struttura dell’esamerone biblico e organizzate lungo l’asse longitudinale della chiesa, le lastre sintetizzano la narrazione di Genesi nel gesto creativo delle Potenze eterne Spiritus e Verbum, in controfacciata, dal quale scaturiscono le quattro creature che si fronteggiano e integrano nel corpo dell’aula: l’energia e la materia, il tempo della storia e l’umanità, queste ultime ambiti dell’avvento messianico e quindi collocate nel presbiterio. A sua volta, il racconto è affidato alla condizione della luce naturale che attraversa i vetri e rende possibile l’emersione e la leggibilità delle parole-segno, in un atto creativo perenne originato dal sole. L’alterazione della luce prodotta dai vetri all’interno dell’aula, determina la percezione di uno spazio non domestico, dotato di prerogative carismatiche, che lo traslano già nella creazione nuova e definitiva. L’intervento dell’artista non costituisce che l’inizio dell’opera. Il resto lo compie la luce.

Don Filippo LANCI
Direttore della sezione per l’arte sacra dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Teramo-Atri