A tutti succede di avvertire il bisogno di un ritorno alle origini per cercare quella parte di noi che elude la coscienza vigile e quindi si insinua nell’inconscio dove la tradizione, il passato del nostro passato, deposita e coltiva in silenzio il seme culturale della nostra comunità di appartenenza.
Per questo la Fondazione Malvina Menegaz, proseguendo nel solco di Castelbasso Progetto Cultura, intende riscoprire, e conservare per quanto possibile, quel mondo di piccole cose, di usi ereditati, a volte ingenui ma che certamente erano importanti nel nostro mondo trascorso, agreste e povero, erede di miti e riti antichi che sopperivano alla penuria di una vita non altrimenti alleviata.
È, questo, un tentativo che si inserisce nel più generale bisogno di autoriconoscimento collettivo che tende a recuperare l’identità di ciascuno e il senso di appartenenza in una società, come la nostra, inurbata, industrializzata e laicizzata, nella quale le tradizioni appaiano come trame sottilissime e disorganiche che si confondono nel tessuto della cultura globale.
Alle tradizioni ancora vive, anche se con fatica, sono state aggiunte, nelle pagine che seguono, quelle ormai cadute in disuso ma che sono state vissute dagli anziani castelbassesi il cui patrimonio di ricordi è parte integrante del progetto “Inventario della memoria” sviluppato dalla Fondazione.
AVVERTENZE sulla pronuncia delle parole dialettali
Nelle pagine che seguono sono riportate parole in dialetto castelbassese. Pur essendo difficile la trascrizione fonetica di esse, si è cercato di renderne “immaginabile” il suono, utilizzando alcune lettere dell’alfabeto fonetico, come sotto indicato:
– La vocale “ë” indica la “e” muta.
– La consonante “š” si pronuncia all’incirca come il gruppo consonantico “sc” di “sciocco”.
– La consonante “ž” si pronuncia come la zeta di “zolla”.