Giorgio de Chirico

Mito e mistero

a cura di Silvia Pegoraro
12 luglio - 24 agosto 2008

Giorgio de Chirico è l’artista italiano del ‘900 più famoso nel mondo. Castelbasso gli ha reso omaggio, nel trentennale della morte, con la mostra “Giorgio de Chirico. Mito e Mistero”, inaugurata il 12 luglio 2008: oltre 70 opere, di cui molte inedite – soprattutto dipinti, ma anche disegni, e alcune sculture – compresi tra il 1920 e i primi anni ‘70, dal de Chirico “metafisico” a quello “classico” e mitologico: dai “manichini” alle “piazze”, con le architetture amate da Michelangelo Antonioni, dai cavalli alle nature morte, dai ritratti ai paesaggi.

La mostra è stata visitata da oltre 9.000 visitatori venuti a Castelbasso ad ammirare le opere di una artista che è stato uno dei più sensibili e originali testimoni del suo tempo, di un’epoca che egli non amava perché priva delle tramontate certezze ottocentesche, ma anche incapace di dare un senso profondo e definitivo alla vita degli individui, un’epoca che ha prodotto due guerre mondiali, milioni di morti e, infine, la distruzione di ogni rapporto interpersonale attraverso tecnologie sempre più avide e alienanti. Non restava, quindi, che cercare di cogliere metafisicamente, cioè al di là delle cose sensibili, una “realtà altra” che potesse forse rivelare valori scomparsi e invisibili significati. Proprio all’inizio del Novecento, che è il secolo della radicale critica mossa alla metafisica e dei tentativi della sua distruzione, una nuova tematizzazione della metafisica prende corpo nella sua arte, quasi a rivendicare per essa il ruolo, da sempre della filosofia, di ricerca sul nostro rapporto con la vita e la storia.

Gli interrogativi sul destino degli esseri umani, sulla loro fragilità fisica e sentimentale sono il motivo dominante della pittura dechirichiana, la loro ragion d’essere anche nei quadri “neoclassici”, quando l’artista sembra aver superato la misteriosa e inquietante stagione metafisica, prediligendo un apparente ‘ritorno all’ordine’, la rappresentazione classicheggiante o barocca del reale. Paesaggi che si richiamano ai miti dell’antichità, cavalli fra le rovine della civiltà greca, gladiatori in procinto di vivere o morire, autoritratti e ridondanti nature morte si moltiplicano nella sua vasta produzione in cui ritornerà sistematicamente – come questa mostra vuole dimostrare – il tema dell’esistenza con i suoi enigmi, le sue inesplicabili contraddizioni.

Catalogo Edizioni Mazzotta.


Foto di Giovanni Lattanzi