Joe Tilson

Alchimie dei simboli

a cura di Silvia Pegoraro
14 luglio - 19 agosto 2001

La mostra ha inteso tracciare, attraverso una cinquantina di opere comprese tra gli anni Sessanta e gli ultimi del secolo scorso, un significativo percorso antologico-tematico dell’artista inglese, evidenziando in modo particolare lo sviluppo e l’approfondimento della sua ricerca intorno ai concetti di mito e di simbolo.
Nato a Londra nel 1928, Joe Tilson fa parte di quella importante generazione di artisti – tra cui Frank Auerbach, R.B. Kitaj, Peter Blake, Allen Jones, David Hockney – formatasi al Royal College of Art. Entrato nel movimento Pop inglese nei primi anni ’60, Tilson fu presto condotto in altra direzione dal chiarimento radicale delle sue idee più profonde e dalla disaffezione per gli odierni valori della vita urbana. Tra le opere Pop e quelle della più recente produzione passano molti anni, durante i quali, nell’ambito di una sperimentazione sempre vitale e innovativa, Tilson continua ad approfondire molti motivi tematici e formali già presenti nei suoi primi lavori. Nell’ambito del movimento Pop, la personalità di Joe Tilson si caratterizza subito come una delle più forti e incisive: la sua ricerca imbocca una strada estremamente originale, ricchissima di implicazioni e sviluppi strutturali, linguistici, antropologici, poetici. Una strada di cui Tilson ha saputo sfruttare al massimo le risorse espressive e cognitive, congiungendo idealmente le opere degli anni ‘60 (i “Boxes”, gli “Ziggurat”, le “Geometries”, ecc.) con le “Conjunctions” realizzate negli ultimi anni.

L’artista londinese recupera, già ai suoi esordi, non solo il valore antropologico delle immagini moderne, ma anche il senso delle immagini archetipe della tradizione culturale, del nostro inconscio collettivo e individuale. Il problema centrale dell’arte di Tilson è forse, sin dall’inizio, proprio quello, enunciato da Jung, di rivitalizzare le immagini archetipe e primarie della cultura attraverso il linguaggio contemporaneo, di rendere i simboli arcaici comprensibili o almeno carichi di sollecitazioni e stimoli per la mente di un uomo di oggi.

I temi scelti da Tilson per esprimere “il sacro in Natura” trascendono il tempo e attraversano varie culture, con particolari riferimenti alle mitologie preclassiche, alle civiltà indiane d’America, al “Tempo del Sogno” degli Aborigeni australiani, alle ricerche alchemiche…

Segni strutturali e modulari – le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i simboli alchemici riferiti ai punti cardinali o ai quattro elementi base (terra, acqua, aria, fuoco), o le quattro stagioni, il mese lunare, il labirinto, la scala, gli enigmi, il gioco, le parole – si raccolgono in matrici stratificate dai significati universali. È oggi difficile trovare un altro artista il cui lavoro presenti allo stesso tempo una tale elevata intellettualità ed una, altrettanto forte e suggestiva, “fisicità”.
Per oltre quarant’anni il lavoro di Tilson si è svolto attraverso grandi costruzioni e rilievi, dipinti e sculture, grafiche e multipli: opere tutte di grande personalità, evocative e simboliche, ricche di significati e contrassegnate da una splendida fattura “artigianale”.

Catalogo edito da SKIRA, Milano.