Kengiro Azuma.

Musica del silenzio

a cura di Silvia Pegoraro
17 luglio - 29 agosto 2004

“Tu devi smetterla di imitarmi. Tu hai dietro di te, dentro di te, una tradizione, una patria, un’infanzia, delle immagini originali. Questo devi tirar fuori, questo devi raccontare”.

Così Kengiro Azuma, giapponese di Yamagata, spronato da Marino Marini del quale subisce l’influenza stilistica per esserne stato allievo e assistente dopo la laurea in scultura conseguita all’Università di Tokio, si convinse a dirigere la ricerca verso le sue origini culturali, dando vita, erano gli anni ‘60 del secolo scorso, alle opere che lo renderanno unico nel panorama della scultura mondiale: prima i bassorilievi in gesso, quindi l’esplorazione dello spazio tridimensionale, in seguito il cimento con la forma della goccia d’acqua come simbolo del ciclo vitale, per poi passare, ormai da tempo in sintonia con le sue radici zen, a lavorare sui concetti di pieno e vuoto, di assenza e presenza, di visibile e invisibile, di finito e infinito.

“Lo sento spesso come musica”,ha detto Azuma del suo lavoro. Un contrappunto silenzioso di pieno e vuoto, di ruvido e liscio, di lucido e opaco. Una sinfonia di pause che Azuma, in quell’anno quasi ottantenne, ha inteso far ascoltare/vedere a Castelbasso, proponendo un riepilogo del suo percorso creativo, dove la ricerca spirituale ha prevalso sulle finalità estetiche. L’artista ha collocato nei caratteristici fondachi del borgo medioevale opere di vari materiali: sculture, disegni, dipinti, eseguiti a partire dagli anni ’60 per giungere alle strutture appositamente create per la mostra intitolata da Silvia Pegoraro, che ne è stata curatrice, “Musica del Silenzio”.
Catalogo edito da Silvana Editoriale.

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Foto di Giovanni Lattanzi