Carla Accardi

Smarrire i fili della voce


a cura di Laura Cherubini e Maria Rosa Sossai

Nell’ambito di un incisivo programma di promozione dei grandi artisti italiani all’estero, le cui opere sono presenti nella Collezione Farnesina, l’Area della Promozione Culturale del Ministero degli Affari Esteri, la Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture e l’Associazione per l’Arte Contemporanea ZERYNTHIA promuovono un’importante mostra itinerante di Carla Accardi, una delle figure fondamentali dell’arte italiana, nelle città di Torun, Budapest e Atene.


ArtistaCarla AccardiAnno2014

15 Novembre 2013 – 9 Febbraio 2014

Museo Macedone di Arte Contemporanea Alex Mylona, Atene

L’esposizione comprende il nucleo della personale dal titolo Carla Accardi Smarrire i fili della voce già allestita presso la sede della Fondazione Menegaz con tele, in gran parte inedite, che spaziano dal 1999 al 2012, alcuni lavori storici come i sicofoil Rosa, Giallo, Segni Grigi, Rosanero, Verdenero eseguiti tra il 1969 e il 1972 e alcune opere tridimensionali come Ombrellini del 1999 e Onda del 2008/2009, oltre a due tele appartenenti alla collezione Farnesina.

Unica donna all’interno del gruppo Forma1 e una dei massimi esponenti dell’Astrattismo italiano, Carla Accardi (Trapani 1924) ha saputo rinnovare la sua ricerca pur rimanendo legata ad un suo inconfondibile stile. Nell’arco di sessant’anni il suo percorso creativo è stato caratterizzato da una libertà espressiva rigorosa e al tempo stesso gioiosa; ha esplorato sia la bidimensionalità della pittura che i volumi della scultura e dell’architettura, in un dialogo ininterrotto con la materia. Dal 1946 è a Roma dove si impone all’attenzione dei critici e nell’ambiente della cultura informale, con quadri dove prevalgono segni bianchi su fondi neri. Negli anni sessanta supera la superficie piana e inventa forme spaziali costituite da fogli di silicofoil sui quali traccia stesure di colori in trasparenza. Il rapporto con lo spazio si traduce negli anni settanta nella serie delle Tende, strutture abitabili e percorribili. Nel decennio successivo le stesure cromatiche ricoprono tele grezze mentre negli anni novanta prevale un segno fluido e avvolgente.

“La mostra intende presentare le opere più recenti di una grandissima artista italiana: Carla Accardi, capace di rinnovarsi come pochi altri. Si tratta di una serie di quadri di grande freschezza e innovazione che dialogheranno con alcune opere, anche tridimensionali, ispirate al tema della trasparenza”. (Laura Cherubini).
Della personalità di questa grande artista, “Stupiscono il suo rifiuto di qualsiasi retorica sull’atto creativo e la sua volontà di riportare le questioni di ordine formale alla concreta fatica quotidiana dell’artista”. (Maria Rosa Sossai).

Carla Accardi vive e lavora a Roma. Si impone fin da subito nel panorama artistico e nel 1964 è presente con una sala personale alla Biennale di Venezia, presentata da Carla Lonzi e vi ritorna nel 1976, nel 1978 e nel 1988. In quegli anni partecipa, inoltre, alle mostre retrospettive del gruppo Forma1 e dell’avanguardia italiana degli anni Cinquanta. Nel 1996 viene nominata membro dell’Accademia di Brera e nel 1997 fa parte, come consigliere, della Commissione per la Biennale di Venezia. L’ultimo decennio la vede impegnata in importanti mostre personali e collettive presso il P.S.1 Contemporary Art Center di New York (2001, a cura di Carolin Christiv-Bakargiev), il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi (2002, a cura di Laurence Bossé e Hans-Ulrich Obrist), la Biennale di Venezia (2003, sala personale), il Martha Herford Museum a cura di Jan Hoet (2007, insieme a lavori di Lucio Fontana).
Dal 2008 al 2010, il suo Pavimento in Ceramica, affiancato da un lavoro sonoro composto per l’occasione da Gianna Nannini e creato per Bunkerart di Milano, a cura di RAM radioartemobile, viene esposto al Moscow Museum of Modern Art di Mosca e all’Auditorium di Roma, nella Sala Luis Quesada Garland di Lima, al Centro Cultural Recoleta a Buenos Aires e al Museo Emilio Caraffa di Cordoba.

Unica donna all’interno del gruppo Forma1 e una dei massimi esponenti dell’Astrattismo italiano, Carla Accardi (Trapani 1924) ha saputo rinnovare la sua ricerca pur rimanendo legata ad un suo inconfondibile stile. Nell’arco di sessant’anni il suo percorso creativo è stato caratterizzato da una libertà espressiva rigorosa e al tempo stesso gioiosa; ha esplorato sia la bidimensionalità della pittura che i volumi della scultura e dell’architettura, in un dialogo ininterrotto con la materia. Dal 1946 è a Roma dove si impone all’attenzione dei critici e nell’ambiente della cultura informale, con quadri dove prevalgono segni bianchi su fondi neri. Negli anni sessanta supera la superficie piana e inventa forme spaziali costituite da fogli di silicofoil sui quali traccia stesure di colori in trasparenza. Il rapporto con lo spazio si traduce negli anni settanta nella serie delle Tende, strutture abitabili e percorribili. Nel decennio successivo le stesure cromatiche ricoprono tele grezze mentre negli anni novanta prevale un segno fluido e avvolgente.
”La mostra intende presentare le opere più recenti di una grandissima artista italiana: Carla Accardi, capace di rinnovarsi come pochi altri. Si tratta di una serie di quadri di grande freschezza e innovazione che dialogheranno con alcune opere, anche tridimensionali, ispirate al tema della trasparenza”. (Laura Cherubini).
Della personalità di questa grande artista, “Stupiscono il suo rifiuto di qualsiasi retorica sull’atto creativo e la sua volontà di riportare le questioni di ordine formale alla concreta fatica quotidiana dell’artista”. (Maria Rosa Sossai).

CARLA ACCARDI, ALLA RICERCA DELLA LUMINOSITÀ

Carla Accardi è tra gli artisti più singolari della sua generazione. Con un solo gesto riesce a trasformare lo stato della pittura, la natura dello spazio, la qualità del gesto, la funzione della presenza, il concetto di astrazione e la comprensione del lavoro artistico. Lei modifica la trasformazione dell’oggetto, l’azione dello spettatore, l’identità dell’artista e, senz’altro, il ruolo che un’artista donna può incarnare sia come persona anticonformista, sia come intellettuale di prima grandezza. In qualità di membro fondatore del gruppo Forma 1, la sua posizione non sarà meno importante di quella dei principali pittori astratti dell’epoca: Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato.
Seguendo i suoi gesti sulla tela, notiamo che Accardi adotterà un modo razionale di combinare il colore e la linea, la superficie e la forma, la struttura geometrica e la libertà di espressione nel suo modo di creare figure astratte nello spazio. Il suo lavoro, già negli anni Cinquanta, mostra una personalità molto forte, che unisce scelte personali audaci a quelle indotte dalla sorte, una radicale propensione alla sperimentazione ad una fiduciosa determinazione alla realizzazione artistica. È significativo, osservando la ricezione del lavoro della Accardi dagli anni ’50 agli anni ’80, il numero di posizioni e di tendenze critiche, così distanti le une dalle altre, così come non mancano critici che reclamano radicalità ed autenticità e che valutano la peculiarità del suo atteggiamento e la sua originalità. Partendo da un diverso punto di vista ogni volta, critici quali G. Marchiori, N. Ponente, M. Tapié, Ö. Fälstrom, P. Restany, E. Crispolti, L. Venturi, G. Dorfles, C. Lonzi, U. Apollonio, U. Kultermann, F. Menna, L. Vergine, A.M. Boetti, G. Celant e A.B. Oliva, attribuiranno al suo il nome e al suo lavoro una posizione centrale all’interno delle loro costruzioni mentali rispetto all’arte contemporanea. L’evolversi della pittura nel lavoro di Carla Accardi va di pari passo con l’importanza della sua posizione tra gli artisti di quel tempo in Italia e con l’influenza che raggiungeranno a livello internazionale. Il suo modo di uscire dalle formule canoniche del discorso sull’astrazione e la sua forte personalità riescono a raggiungere un altro grado di indipendenza e a vincolare l’impegno personale alle esigenze del proprio lavoro inteso come concezione ed espressione autonoma.
Dopo essersi immessa nell’atto del dipingere, fino al punto in cui la pittura diventa una scrittura libera e il disegno di trasforma in un gesto ossessivo, Carla Accardi riesce ad evitare sia l’aspetto decorativo del formalismo, sia il dramma patetico dell’espressionismo. Allungando le sue linee nello spazio si muove, dalle opere della fine degli anni ’50 a quelle della metà degli anni ’60, come se fosse una funambola. Tuttavia, la sua eleganza e maestria nell’uso della linea e del colore allontanano qualsiasi tono eroico o discorso esistenziale dalla sua impresa. Il suo lavoro diventa progressivamente più aperto, più fluido, più luminoso nella sua definizione materiale e nella sua ragion d’essere ideologica. Accardi si avvicina alla superficie e allo spazio attraverso strati interconnessi di materiale trasparente. E’ nei primi anni ’60 che comincerà ad utilizzare sicofoil trasparente arrotolato in tubi cilindrici sui quali dipinge, come se fossero una tela, annullando così il concetto di fondo nel dipinto. Il sicofoil sarà esposto in rotoli dipinti che possono essere mostrati liberamente in vari modi o srotolati su telai in legno. La superficie neutra della tela lascia spazio alla trasparenza del materiale sintetico riuscendo a svelare, dietro la superficie pittorica, la struttura dell’oggetto. I rotoli di sicofoil permettono di distinguere l’estensione indefinita del gesto pittorico, della forma definitiva, dell’oggetto costruito. Alla questione sociologica della Pittura Industriale di Pinot Gallizio, Carla Accardi oppone la generosità dell’espansione creativa verso l’altro invece dell’industriale ripetizione dell’uguale. Carla Accardi trasformerà quest’alternativa in dialettica, trasformando una struttura in una costruzione reale e l’oggetto astratto in forma concreta, come in Paravento e in Tenda, (1965). La lamina trasparente avvolge la struttura in legno della costruzione con strisce dipinte che si sviluppano in modo indipendente e si estendono nello spazio. Da questo momento in avanti Carla Accardi sarà tra quei rari artisti che arrivano a spostare i limiti idealistici della pittura da un lato ed i limiti naturalistici dell’oggetto dell’altro, fino a raggiungere un “grado zero” della pittura. A metà degli anni ’60 il lavoro di Carla Accardi prende una svolta rispetto alla concezione della pratica artistica, offrendo una nuova prospettiva che fa da anticamera ai nuovi sviluppi degli anni ’70. La sua influenza sulla generazione di artisti più giovani sarà notevole. Combinando l’approccio analitico dei linguaggi della pittura e la comprensione sintetica del lavoro artistico in un ambiente, Carla Accardi fonde nella sua posizione Fontana e Pollok, Fautrier e Twombly, Hantai e Louise Nevelson, Eva Hesse e Agnes Martin.
Oggi Carla Accardi, deve essere considerata come una dei principali artisti del nostro tempo, per aver conferito alla storia della pittura europea e alle tendenze artistiche del dopoguerra un temperamento molto ricco e versatile ed un profilo molteplice e stimolante. I suoi risultati, le tappe e le fasi della sua carriera sono significativi nella storia dell’arte. Tuttavia l’estensione del suo lavoro, la finezza e l’intensità della sua espressione artistica e la qualità e l’autenticità della sua pittura offrono un vasto orizzonte che lo spettatore contemporaneo e gli appassionati d’arte possono seguire. Nel corso degli anni, la sua pittura diventa sempre più individuale. Accardi utilizza, con grande libertà, gli elementi formali di analisi che ha inventato e ridefinisce, nel suo lavoro più recente, attraverso questa prospettiva una nuova dimensione poetica della pittura. Per farlo l’artista ci invita a coinvolgere i nostri occhi, la nostra mente, il nostro corpo, il nostro movimento, i nostri sentimenti nello spazio e nel tempo, la nostra relazione con l’altro, e la nostra tendenza ad uscire da noi stessi per incontrare il mondo esterno. Sapiente e razionale, il suo lavoro è gioioso, luminoso e brillante, pieno di temperamento, luce e speranza. È il più gradito tra tutti i messaggi che possiamo ricevere, da una persona che ha già percorso la via che ci farà uscire dalle tenebre, dalla guerra, dalla miseria, dal fascismo, dalla crisi individuale e sociale, del secolo scorso. Un messaggio che offre spazio e visione ad una generazione più giovane nuovamente minacciata dall’oscurità e dalla miseria. Carla Accardi, più giovane che mai, affronta il futuro senza rughe. La sua pittura getta le basi per permettere alle persone di guardare lontano, nel tempo e nello spazio, e di trovarsi faccia a faccia con la luminosità.

Denys Zacharopulos
Direttore Artistico dell’Alex Mylona Macedonian Museum di Atene e del Macedonian Museum of Contemporary Art di Salonicco

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