C’era una volta a Roma

Gli anni Sessanta intorno a piazza del Popolo


A cura di Laura Cherubini, Eugenio Viola

Il progetto espositivo prevede una selezione di opere, tra le più rappresentative, degli artisti protagonisti di questa irripetibile temperie culturale, espressione di un decennio per certi versi considerato oggi “mitico”, segnato dalla “dolce vita”, dal boom economico e da una teoria e una pratica destinate ad esercitare una duratura influenza sul presente dell’arte.


ArtistaVariAnno2014

13 luglio – 31 agosto 2014
Palazzo De Sanctis

Nei primi anni Sessanta del secolo scorso, a Roma, un nutrito gruppo di giovani artisti, lasciata alle spalle la stagione della pittura informale e dopo aver annullato nel monocromo l’opposizione sfondo-figura e l’antinomia immagine-astrazione, dà vita a una cultura dell’immagine che intreccia icone del consumo di massa e citazioni dai movimenti italiani protagonisti del primo Novecento europeo. Per questo, sebbene nel 1964 fosse sbarcata alla Biennale di Venezia la Pop Art americana, quegli artisti conservarono una grande indipendenza rispetto ad essa, cercando una originale ispirazione tipicamente italiana. La loro vita artistica si sviluppò nell’epicentro romano della famosa P.za del Popolo e nei limitrofi Caffè Rosati, gallerie “La Tartaruga”, “La Salita” e “L’Attico”, arricchendosi in osmosi con scrittori e giornalisti quali Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano e con il gruppo dei poeti Novissimi. Ognuno di quegli artisti si impegnò in un personale cammino intellettuale, artistico ed esistenziale e, nell’interferenza culturale propria di quel mondo, diede vita alla cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo”, alla quale si accostarono anche artisti americani. Il tratto distintivo di questi artisti risiede nel fertile azzeramento del monocromo, superficie germinale che si apre alla possibilità di ospitare ogni sorta di immagine compresa quella in movimento dello schermo cinematografico. L’esposizione comprende una selezione di opere degli artisti più rappresentativi di quella Scuola, quali: Franco Angeli, Nanni Balestrini, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Gino Marotta, Fabio Mauri, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Cy Twombly, Giuseppe Uncini.

Catalogo Maretti Editore

Forse nessuna epoca ha mai suscitato tanta e tale nostalgia come gli anni Sessanta. E se la nostalgia è un sentimento che riguarda lo spazio prima ancora del tempo, il luogo di questo sentimento non può che essere una città: Roma.
Nei primi anni Sessanta a Roma un nutrito gruppo di giovani artisti, fuoriuscendo dalla stagione breve ma intensa della pittura informale, dopo aver azzerato tutto attraverso il monocromo, dà vita a una cultura dell’immagine che intreccia icone del consumo di massa (nel 1964 sbarcherà alla Biennale di Venezia la Pop Art americana) e citazioni dai movimenti italiani protagonisti del primo Novecento europeo, su tutti il Futurismo e la Metafisica.

Il gruppo eterogeneo, costituito da artisti diversi sia per sensibilità sia per modus operandi, è stato anche definito “Scuola di piazza del Popolo” perché si ritrovava in quella storica zona di Roma dove c’era il caffè Rosati – luogo di incontro quotidiano per letterati e artisti – ma soprattutto la galleria “La Tartaruga” di Plinio De Martiis e inoltre, sempre nella stessa area, la galleria “La Salita” di Gian Tomaso Liverani. A queste due gallerie e a molte altre si aggiungerà, nella seconda metà della decade, “l’Attico” di Fabio Sargentini.
A piazza del Popolo e dintorni, oltre all’americano di Roma Cy Twombly (arrivato nel ’52 con Robert Rauschenberg, e poi tornato per restarvi nel ’57), troviamo De Kooning, l’italoamericano Scarpitta (che poi tornerà a New York con Leo Castelli), Mimmo Rotella, Fabio Mauri; Giuseppe Uncini e Francesco Lo Savio che con il fratello di quest’ultimo Tano Festa e con Mario Schifano e Franco Angeli espone in una serie di mostre; Jannis Kounellis, Pino Pascali, Giosetta Fioroni, Mario Ceroli, Umberto Bignardi, Gino Marotta, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Cesare Tacchi. Ognuno di questi artisti è impegnato in un personale cammino intellettuale, artistico ed esistenziale. Sono seguiti soprattutto da critici-poeti, come il grande Emilio Villa e Cesare Vivaldi, dalla mitica direttrice della GNAM Palma Bucarelli, dai giovani Maurizio Fagiolo e Vittorio Rubiu.
In quegli stessi anni Piazza del Popolo è punto di ritrovo anche per il gruppo dei poeti Novissimi che spesso si intersecano con gli artisti romani, presentando i nuovi artisti con le loro poesie e viceversa, così come avviene, ad esempio, con il Gruppo ’63 e in particolare con Nanni Balestrini.

Gli artisti che gravitano intorno a Piazza del Popolo vivono in osmosi con scrittori, registi e giornalisti, in un universo che ruota intorno ai caffè della piazza e di cui fanno parte anche Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Albero Arbasino, Goffredo Parise ed Ennio Flaiano.

La Roma di quegli anni restituisce un clima in ebollizione, in cui confluiscono stimoli diversi: teatro, performance, cinema, fotografia, letteratura e poesia, in favore di un plurilinguismo innovatore e di una contaminazione fra discipline diverse. Si sperimentano nuove tecniche, nuovi materiali, nuovi soggetti: nell’arco di un decennio il modo di fare arte cambia radicalmente. Spesso si ha l’abitudine di semplificare l’esperienza della Scuola di Piazza del Popolo sotto la voce generica di pop art italiana, accomunando artisti dalle pratiche radicalmente diverse sotto la stessa designazione. È questa un’interpretazione dei fatti semplicistica: la capitale italiana durante gli anni Sessanta è una città, come New York, aperta sul palcoscenico del mondo, una città che intrattiene una sorta di rapporto “eroico”, secondo De Martiis, con l’America.
Il tratto distintivo degli artisti di Piazza del Popolo risiede nella scelta di rappresentare motivi presi dall’immaginario comune, teso alla creazione di un nuovo codice espressivo che non ha nulla a che fare con la semplice rappresentazione del reale a fini estetici o banalmente provocatori. I loro riferimenti, rispetto alle coeve esperienze americane, sono più colti: “mi dispiace per gli americani che hanno così poca storia alle spalle, ma per un artista romano e per di più vissuto a un tiro di schioppo dalle mura vaticane, popular è la Cappella Sistina, vero marchio del made in Italy”, dichiara fieramente Tano Festa.
Tra il 1964-65, Ceroli e Pascali si impongono all’attenzione dell’ambiente romano e anticipano con il loro lavoro quello sconfinamento dell’arte verso lo spazio ambientale dello spettacolo che sarà attuato compiutamente in ambito Fluxus e dall’Arte Povera qualche anno più tardi.
In questo periodo, l’arte comincia ad interagire con lo spazio fisico mediante l’happening, la performance e grazie all’uso della macchina da presa. Inizia in questi anni ad avere larga diffusione il film d’artista, inteso come sconfinamento mediale dalla pittura al cinema.
Mentre si avvicinano le mostre dell’Arte Povera, Calvesi e Boatto presentano all’Attico di Roma “Lo spazio degli elementi. Fuoco Immagine Acqua Terra” (Bignardi, Ceroli, Gilardi, Kounellis, Pascali, Pistoletto, Schifano). Nel 1967 Mambor, Bignardi, Ceroli, Kounellis, Mattiacci, Pascali e Tacchi partecipono alla mostra di Germano Celant Arte Povera e IM Spazio alla galleria La Bertesca di Genova. È poi la stessa galleria che aveva fatto da culla alla nuova “scuola romana”, La tartaruga, a chiudere il sipario su una situazione aprendolo contemporaneamente su un’altra con il “Teatro delle mostre”. Ma questa è un’altra storia…

Il progetto espositivo prevede una selezione di opere, tra le più rappresentative, degli artisti protagonisti di questa irripetibile temperie culturale, espressione di un decennio per certi versi considerato oggi “mitico”, segnato dalla “dolce vita”, dal boom economico e da una teoria e una pratica destinate ad esercitare una duratura influenza sul presente dell’arte.

Video dell’inaugurazione delle mostre:
“C’era una volta a Roma. Gli anni Sessanta intorno a piazza del Popolo”
“Alberto Di Fabio. Paesaggi della Mente”
12 Luglio 2014

SERVIZI EDUCATIVI a cura di Alessandra Angelucci

 

APPASSIONATI

Fra segno e parola: lezione dedicata a C’era una volta a Roma. Gli anni Sessanta a piazza del Popolo: video, letture, testimonianze. Visita alla mostra.

martedì 15 e 29 luglio – 12 agosto e 26 agosto, dalle 22.00 alle 23.30

Ingresso mostra e lezione: 8 € – Attività su prenotazione: tel. 0861.50800

VISITATORI: lo sapevi che?

Conversazioni lungo il percorso espositivo per scoprire le mostre “Pa­esaggi della mente” e “C’era una volta a Roma.”

giovedì 17, 24, 31 luglio – 7, 14, 21, 28 agosto

attività gratuita con biglietto d’ingresso alle mostra

GRUPPI: serate esclusive

Eventi riservati a gruppi organizzati con visita guidata alle mostre e al borgo.

attività su prenotazione, tel 0861.50800

orari
dal martedì alla domenica, dalle ore 19.00 alle ore 24.00

Ingresso altre mostre:
Ingresso intero (singola mostra): 6 €
Ingresso cumulativo per 2 mostre: 10 €
Ingresso ridotto (singola mostra): 4 €
adulti oltre i 65 anni
gruppi di almeno 15 persone
visitatori in possesso del biglietto di una delle mostre  della rete “Arte in Centro”

Ingresso gratuito:
bambini fino a 6 anni
disabile (accompagnatore gratuito)
invalido (accompagnatore gratuito)
Un accompagnatore per classe

Visita e laboratorio per bambini:
Ingresso alla mostra e attività di laboratorio: 4€
Durata: 1 ora e 30

Visite guidate
Chiamare il n° 0861.508000

Info e prenotazioni:
tel. 0861.508000
e-mail: info@fondazionemenegaz.it

Accessibilità

Il borgo medievale di Castelbasso è accessibile alle persone con ridotta capacità motoria o sensoriale da via XXIV Maggio.
Palazzo Clemente è accessibile solo al piano terra
Il personale di accoglienza è a disposizione per servizi di assistenza e accompagnamento.

Per informazioni tel. 0861.508000

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