RETINA

Retina è un progetto dell’artista Stefano Arienti a cura di Simone Ciglia promosso dalla Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture classificatosi al secondo posto nella terza edizione del bando Italian Council (2018), concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.


ArtistaStefano ArientiAnno2018

Il progetto ha previsto la realizzazione di tre arazzi che compongono un’unica opera, la cui esecuzione è stata accompagnata da una serie di attività didattiche indirizzate a studenti dell’Università Europea del Design di Pescara, avvicinati e resi partecipi del processo di realizzazione dell’opera. La didattica rappresenta uno degli intenti principali da cui muove il progetto, teso a rivitalizzare questa tecnica antica sollecitando una nuova attenzione.
Retina è stata presentata per la prima volta al pubblico internazionale presso l’Istituto Italiano di Cultura a Barcellona (21 giugno – 14 luglio 2019) e a seguire nella mostra Sul filo dell’immagine. Trame dell’Arazzo Contemporaneo (20 luglio – 1 settembre, Palazzo de sanctis, Castelbasso). L’esposizione presenta un’importante selezione di opere realizzate dall’Arazzeria Pennese dagli anni Sessanta del Novecento fino ai nostri giorni, cui si affianca una scelta di arazzi di alcuni fra i maggiori autori contemporanei, che testimoniano della rinnovata attenzione di cui questa tecnica ha goduto nella più recente produzione artistica in campo internazionale. Retina infine è divenuta parte della collezione del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.

La “ricetta” preparata da Arienti per il progetto Retina prevede la tessitura di arazzi da immagini fotografiche sottoposte a un processo di retinatura. Dopo i primi scambi epistolari durante l’estate 2018 volti alla definizione del piano di lavoro, a settembre abbiamo accompagnato l’artista alla prima visita all’arazzeria. L’osservazione dei processi di lavorazione e il confronto con le maestranze specializzate hanno consentito di mettere a punto la realizzazione dell’intervento. Il dialogo è stato mediato da Mario Costantini, artista specializzato nel settore tessile che ha seguito l’ultima produzione dell’Arazzeria Pennese, occupandosi dell’esecuzione dei cartoni preparatori. Dal confronto, proseguito su altri canali, è emersa la necessità di adottare una tecnica di tipo meccanico – qui sperimentata per la prima volta – in quanto unica possibilità per tradurre la complessità d’informazione delle immagini proposte. Nella fase preliminare, l’autore aveva infatti ipotizzato una rosa di opzioni, fra cui scegliere quella che a suo avviso avrebbe trovato la «giusta soluzione» nella forma dell’arazzo.
Attraverso il dialogo instaurato in questa occasione con la committenza, che ha rivelato un artista aperto e disponibile, è stata effettuata la selezione dei soggetti, arrivando alla soluzione di un trittico – variato nel suo andamento fra il formato verticale (due pezzi) e orizzontale (uno). In relazione con il tecnico Stefano Pallotti, Arienti ha sottoposto le immagini a un lungo processo di elaborazione digitale per arrivare al grado di risoluzione e alle proporzioni adatte al trattamento della macchina, in una complessa traduzione dal pixel delle matrici fotografiche ai fili della tessitura. Nella successiva visita in Abruzzo a dicembre, sono stati presentati all’artista i primi prototipi, che proponevano varie possibilità di filati e colori. Fra i campioni, sono state scelte le soluzioni preferite in termini di materiali e combinazioni cromatiche: l’autore ha optato per la seta in tre variazioni bicrome (giallo limone/nero, rosa/antracite mélange, marmo/blu mélange).
Il risultato finale compone un trittico d’immagini che, pur originate in maniera indipendente fra loro (in periodi e luoghi diversi), tracciano complessivamente un itinerario: un percorso dall’interno all’esterno – alla casa al paesaggio, attraverso una soglia.
L’immagine di un interno è quasi totalmente occupata da un letto su cui è posata una coperta decorata da un motivo geometrico; i cuscini e le lenzuola sgualciti testimoniano il recente utilizzo. Si tratta del letto in cui ha dormito l’artista in occasione di una residenza presso S. Stefano di Sessanio (AQ). L’immagine autobiografica racconta quella «lezione del quotidiano» (Chiara Bertola) che insegna l’opera di Arienti. Dietro l’apparente semplicità, la rappresentazione custodisce una mise en
abyme, ordendo nell’arazzo l’immagine di un’altra opera tessile – la trapunta – il cui interesse risiede nel motivo decorativo tradizionale.
L’altra immagine proviene da uno scatto nel museo Dar Batha di Fes in Marocco: è la soglia di una porta ripresa dall’alto, in cui si giustappongono due partiti ornamentali geometrici del pavimento. La complessità della decorazione, accresciuta dall’effetto di luce, aveva sollecitato dall’inizio l’interesse dell’artista per una possibile traduzione tessile.
La terza immagine è invece un paesaggio dell’altopiano di Campo Imperatore, anch’esso raccolto in occasione del soggiorno abruzzese.
Una vertiginosa prospettiva transita dal primo piano affollato di rocce allo sfondo annuvolato del cielo. Soggetto centrale nella produzione di Arienti, il paesaggio è indagato con una tensione scientifica che risente della sua formazione (l’artista è laureato in Agraria). La natura si esprime qui nei termini di assolutezza, «separata – come affermato dall’autore – dai suoi visitatori umani».

Stefano Arienti è nato ad Asola (Mantova) nel 1961. Nel 1980 si trasferisce a Milano, dove intraprende studi in Scienze agrarie che si concludono con la laurea nel 1986. Negli anni universitari, si avvicina all’arte frequentando le lezioni di Corrado Levi al Politecnico e l’ambiente artistico che gravita intorno alla fabbrica dismessa Brown Boveri, dove esordisce nel 1985. Il suo lavoro è un’investigazione sullo statuto e le possibilità dell’immagine che si riversa in un costante sperimentalismo, declinato in un infinito catalogo di tecniche: materiali quotidiani come buste della spesa, fumetti, libri, cartoline, poster, giornali, puzzle, pongo, polistirolo, dischi, sono oggetto di un intervento fatto di gesti sottili e ripetitivi come piegatura, taglio, traforatura, cucitura, graffiatura, cancellatura, bruciatura, collage, fotocopiatura.
Arienti ha partecipato a programmi di residenza artistica in Francia, Stati Uniti e India, e ha svolto attività didattica presso l’Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara di Bergamo e l’Università IUAV di Venezia.
Ha al suo attivo la partecipazione a mostre personali e collettive in alcune delle principali istituzioni internazionali.

MOSTRE PERSONALI RECENTI (selezione)

2019 Fiori, Chiostri di Sant’Eustorgio, Milano
2018 Meridiane, Studio SALES, Roma
2017 Stefano Arienti. Finestre Meridiane, Museo d’arte contemporanea Villa Croce, Genova; Eurasia Africa Americas, Greengrassi, Londra; Da Brooklyn al Bargello, Museo Nazionale del Bargello, Firenze; Stefano Arienti. Antipolvere, Galleria Civica di Modena, Modena
2015 Fra gli alberi, Museo Kartell, Noviglio (Milano)
2013 Stefano Arienti. Ragamala, Galleria S.A.L.E.S, Roma
2012 Fenix, Teatro Lirico La Fenice, Venezia, in collaborazione con il coreografo Foofwa d’Immobilitè (27-28/07/2012); Ailanthus, (installazione), Isabella Stewart Gardner Museum, Boston
2011 All’Aperto, Fondazione Zegna, Trivero (Biella)
2010 -2+3 la collezione di Museion, Museion Museo d’arte Moderna e Contemporanea, Bolzano (con Massimo
Bartolini); Natura natura natura natura, Greengrassi, Londra; Stefano Arienti, Galleria Massimo Minini, Brescia
2009 Arienti. Arte in-percettibile, Palazzo Ducale, Mantova; Stefano Arienti. Periodo, Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia, Roma; Bookmark, Analix Forever, Ginevra (con Mario Airò).

 

MOSTRE PERSONALI RECENTI (selezione)

2017 Le immagini reinventate, CAP-Centro Arti Plastiche, Carrara
2016 Wall to Wall: Carpets by Artists, a cura di Cornelia Lauf, MOCA Cleveland, Cleveland
2015 Ennesima, a cura di Vincenzo de Bellis, Triennale, Milano; Montagna Sacra, Les Maisons de Judith | Pra Sec, Val Ferret, Courmayeur – Aosta
2014 Decorum, a cura di Anne Dressen, Gong Yan, Contemporary Art Museum, Shanghai; Encountering: New Art on the Silk Road, 2nd Xinjiang International Art Biennale, a cura di Peng Feng, Urumqui, Xinjiang, Cina
2013 Decorum, a cura di Anne Dressen, Musée d’Art Moderne, Parigi; The player, a cura di Alberto Salvadori, Museo Marino Marini, Firenze; A very light art. Mario Airò/Stefano Arienti/Cerith Wyn Evans/Flavio Favelli /Luigi Ontani/Gabriel Orozco/Heimo Zobernig, Cà Rezzonico, Venezia
2011 Invito al Viaggio, a cura di Stefano Pezzato, Museo Pecci, Milano
2010 Terre Vulnerabili, a cura di Chiara Bertola e Andrea Lissoni, Hangar Bicocca, Milano; Linguaggi e sperimentazioni. Giovani artisti in una collezione contemporanea, MART, Rovereto
2009 Civica 1989-2009, Celebration Institution, a cura di Andrea Viliani, Sedi varie, Trento

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